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La nostra metodologia scientifica

Psicologia: una scienza moderna, giovane, rivoluzionaria. E psicosomatica: un ponte di collegamento con la medicina, la localizzazione organica dei nostri più ancestrali “temi psicologici”. È da qui che siamo partiti nel 1980, anno della nostra fondazione, quando la psicologia in Italia era ancora agli albori e gli specialisti del campo erano relativamente certi di quanto poi in fondo andavano a proporre. Ma da allora sono trascorsi molti anni, ci sono stati studi scientifici applicati importanti, le metodologie di lavoro si sono evolute molto e gli specialisti hanno maturato un’esperienza importante soprattutto in ambito clinico, quello della cura per intenderci, con le specializzazioni più svariate che hanno cominciato a fiorire a partire dagli anni Novanta fino ai giorni nostri.

Se un tempo la psicologia era sinonimo di disturbo, problema, disfunzione.. oggi stiamo finalmente arrivando pian piano ad una comprensione più ampia di questa disciplina scientifica, che raccolga non più solo il campo della salute ma soprattutto quello del potenziamento psicologico, dell’accrescimento di noi stessi.

Nell’immaginario collettivo lo psicologo e lo psicoterapeuta (troppo spesso confusi con lo psichiatra e lo psicanalista) sono a volte assimilati ai “sostenitori dei problemi della gente”, ai “medici della mente”, ai “guaritori” di patologie mentali preoccupanti, quando non vengono percepiti come creatori stessi dei problemi delle persone (“un tempo si faceva tutto da soli…” si sente spesso dire) o figure professionali del tutto irrilevanti per la risoluzione di determinati problemi della vita reale.

La verità è che anche in questo campo la “tecnologia” va avanti e oggi lo psicologo è una ben consolidata realtà del tessuto sociale italiano, che opera spesso in sinergia con le altre figure professionali presenti nel mondo della scuola, dei tribunali, delle aziende, delle società e delle federazioni sportive, delle strutture sanitarie pubbliche e private, del mondo della comunicazione. I tempi sono più cambiati e questa figura risponde oramai ad un reale bisogno sociale. In fondo tutto il nostro corpo e il nostro comportamento, che noi lo crediamo o no, è mosso da quella speciale alchimia di cellule neuronali presenti nella nostra testa, che per dei complessi procedimenti chimici, ormonali, fisiologici e biologici, costituiscono la nostra mente.

Tutto quello che realizziamo e che facciamo è il frutto della nostra mente, espressione dei nostri desideri più nascosti e “portatrice” di dinamiche complesse spesso a noi stessi sconosciute, che ci conferiscono identità, unicità e perché no…originalità. È in quest’ottica che nel 2006 abbiamo deciso con il nostro staff di mettere insieme gli anni di studio in Commissione Scientifica UE, gli anni di esperienza accumulata con gli oltre ventimila casi risolti nei nostri studi, le formazioni e le competenze professionali multidisciplinari dei nostri specialisti medici, psicologi, logopedisti, fisoterapisti e osteopati, farmacologi e analisti di laboratorio, per arrivare a costruire e cementare la prima èquipe multidisciplinare che operi in sinergia e in simultanea su ogni singolo paziente, o su ogni persona da potenziare e addestrare a livello psicologico per un compito specifico, su ogni team di lavoro. Ed è in linea con questo approccio che abbiamo adottato un moderno modello psicosomatico che racchiudesse in sé tutte le branche specialistiche della salute, un modello che spiegasse i collegamenti mente-corpo rintracciabili in ogni forma di patologia dell’uomo, sia essa psichica o medica, e che permettesse un intervento diagnostico e specialistico combinato, integrato.

Praticamente sin da subito abbiamo costruito un nuovo modello diagnostico attraverso il quale ogni paziente viene “fotografato” sia da un punto di vista medico che da un punto di vista scientifico; questa analisi combinata non solo permette un approccio globale al paziente, ma rappresenta anche un fondamentale anello di partenza e congiunzione fra gli specialisti dell’èquipe che vengono di volta in volta “attivati” nel processo di recupero o di cura dell’individuo. Questa moderna metodologia diagnostica è stata da noi denominata “profilo psicosomatico” (vedi allegato 1) e consiste in una serie di incontri polispecialistici con relativi strumenti di analisi: un paziente, un profilo. Mente e corpo insieme, sempre. E a questo profilo diagnostico fa seguito un piano di trattamento integrato, che racchiude le prescrizioni di ogni specialista coinvolto, un piano di recupero globale della mente e del corpo del paziente. Mai più divisioni tra medici, psicologi, farmacologi, paramedici…dunque, non più lo specialista al centro, ma il paziente al centro.

Chiunque di noi, prima o poi nella vita, va incontro ad una patologia di tipo medico o psicologico, incontra difficoltà o problematiche che ne “minano” e ne condizionano l’efficacia e la stabilità psico-fisica, l’armonia, e la mancanza di tempo non ci permette più di spostarci da un polo all’altro, da uno specialista all’altro, da un modello di approccio all’altro. Chi ne fa le spese siamo noi stessi.

Un paziente, un profilo psicosomatico, un piano di trattamento integrato portato avanti da un èquipe di specialisti tutta per sé, un unico modello di analisi diagnostica e di intervento. Questi gli ingredienti della nuova formula CENPIS.

Tutto questo perché negli oltre 25 anni di esperienza specialistica abbiamo osservato e documentato un assunto scientifico, che è oramai per noi un vero e proprio credo, ben radicato nelle nostre menti: che tutto ciò che viviamo emotivamente, i sentimenti e le emozioni forti che ci pervadono nei tanti attimi delle nostre giornate, vanno a finire in qualche modo sul nostro corpo, e da lì a feedback ritornano alla nostra mente, creando un circuito chiuso che genera energie negative o positive e che percepiamo come il noto fenomeno “stress”. Ma lo stress, se risulta essere positivo quando gestito in una determinata maniera per fronteggiare determinati obiettivi, è anche un killer silenzioso che “logora” il nostro organismo e la nostra mente, preparando la strada alle molteplici forme di patologia o di disturbi che poi compaiono “magicamente” nella nostra vita. E il circolo vizioso si rinforza.

Troppo spesso vengono affrontate in modo “locale” le richieste dei pazienti, ed è solo tenendo conto della globalità della persona e della profonda connessione mente-corpo che è possibile interrompere la controversa dinamica sopra esplicata. Così facendo blocchiamo la strada di accesso alla nascita di una qualsiasi forma di patologia, o ne interrompiamo il progredire creando un’inversione di tendenza. Che porta alla guarigione e ad un nuovo equilibrio. Perché la patologia è sempre il punto di arrivo di uno squilibrio che perdura da tempo.

Il nostro progetto

Gli sforzi metodologici che abbiamo dovuto compiere sono stati molteplici: dal reclutamento di specialisti motivati e ben preparati, alla fusione dei rispettivi modelli di lettura e di intervento, per arrivare all’acquisizione di una coesa mentalità sinergica e multi-disciplinare, fino all’adozione di una nuova modalità “gestionale” del paziente stesso.

Ma i primi 18 casi seguiti e curati hanno mostrato un accorciamento dei tempi di recupero e un’intensità dei miglioramenti e dei cambiamenti riportati a dir poco sorprendente. E il nostro modello è ormai seguito da chiunque entri nelle nostre strutture. Ognuno da noi sa quando entra e sa quando esce. Ognuno viene supportato in modo globale da più specialisti che seguono un unico piano di trattamento integrato. La prima difficoltà era senza dubbio della psicologia stessa, nel senso che erano proprio i metodi degli psicologi-psicoterapeuti quelli “a far difetto” nell’erogazione di questo nuovo servizio, l’anello debole del nuovo approccio globale proposto.

La ragione è semplice. La psicologia è in fondo una scienza giovane, ancora legata ai caposaldi, peraltro veri, indicati dal suo padre fondatore Sigmund Freud: il setting ben definito; la relazione specialista-paziente assolutamente strutturata; l’utilizzo della parola quale strumento di “perturbazione” e dunque di cambiamento. Il setting, tradizionalmente rappresentato dallo studio dello specialista, è stato da noi riconcepito e allargato ad altri ambienti, spesso esterni o di altro tipo, introducendo per la prima volta il metodo del setting multiplo: la variazione in altre parole tra contesto classico e altri ambienti (in cui si viene collocati sia da soli che in gruppo) secondo una metodologia sistematica che supporti e rinforzi il processo di cambiamento che deve essere innescato nella persona; uno “spostamento” finalizzato e programmato del paziente da una ambiente all’altro che poggia sui noti principi della psicologia degli ambienti.

La relazione specialista – paziente, stravolta attraverso l’adozione di un vero e proprio “binario” di ingresso (ovvero il profilo psicosomatico iniziale) che accoglie il paziente in modo completamente nuovo, andando a valutare sempre congiuntamente lo stato psicologico e quello medico, l’equilibrio psico-fisico globale della persona. Il metodo del colloquio, sostituito e affiancato da un metodo reattivo di “prove-test” che stimolano reazioni nuove e più efficaci dell’individuo in risposta alle vicissitudini che si è trovato a dover affrontare, affiancato alla rotazione programmata dei terapeuti, tecnica assolutamente nuova nel nostro campo.

La seconda difficoltà da superare era rappresentata invece dalla componente medica, che per formamentis e mentalità è abituata a “dirigere” il paziente verso una predefinita cura spesso poco “interagita” col paziente stesso, molto specialistica ma che non teneva conto del processo psicologico che la persona attraversa in un dato momento e di come essa stessa “interpreta e dota di significato” la terapia proposta dal medico. Senza dimenticare poi delle differenze di convinzioni scientifiche fra specialisti del campo medico, molto diverse a seconda del rispettivo ambito di specializzazione.

Alla fine, dopo circa due anni di lavoro, siamo però riusciti a compiere una reale integrazione non solo fra “correnti” psicologiche, ma soprattutto fra mondo medico e mondo psicologico, recuperando l’unitarietà mente-corpo di cui siamo fermi sostenitori. I nostri staff lavorano ormai in piena sinergia e hanno superato le tradizionali divisioni fra due “ambienti” scientifici in contrapposizione. Abbiamo costruito un metodo unico di analisi ed intervento, che permette di approcciare i nostri pazienti in modo sinergico, globale, rapido e molto efficace.

Stiamo andando avanti però. Non solo stiamo includendo nuove branche specialistiche di secondo livello, ma stiamo anche cercando di “esportare” il nostro modello di lavoro in strutture a noi collegate, nostre partner: cliniche, associazioni, aziende, scuole.

È chiaro che le metodologie si diversificano nella traslazione da un ambiente all’altro, ma il principio che ne sta alla base è sempre lo stesso: il paziente al centro, non lo specialista. Sono passati già troppi anni per continuare a conservare una inutile e disfunzionale suddivisione metodologica e scientifica fra medicina e psicologia, fra mondo della mente e mondo del corpo. Era arrivato il momento di cambiare, e noi lo abbiamo fatto. Mettendoci in discussione e scegliendo le persone giuste per farlo, che credessero nel nostro progetto di innovazione.

Ma nel titolo abbiamo parlato anche di un nuovo modello gestionale nel campo della salute. Ebbene è effettivamente così, perché dopo quanto sopra esposto, il passo successivo era inevitabilmente l’adozione di una mentalità gestionale differente, sia nei riguardi del paziente che dello specialista.

Ogni libero professionista dello staff è continuamente supportato nel processo di autovalutazione e miglioramento delle metodologie utilizzate, nel monitoraggio continuo e oggettivo dei cambiamenti riportati dal paziente (anche al fine di orientare in corso il trattamento), nello studio scientifico delle correlazioni mente-corpo che via via emergono durante il processo di recupero: si chiama processo di cura dinamico. E permette un adattamento costante dei procedimenti terapici in funzione del variare dello stato psico-fisico della persona seguita.

Dal punto di vista gestionale il cambiamento è enorme, perché il paziente diviene così parte attiva del suo processo di cambiamento-recupero-cura, entra in relazione vera con tutti i membri dello staff e si sente garantito globalmente in tutti gli aspetti della sua salute.

La persona stessa è motivata a rispondere a più specialisti che lo supportano e lo stimolano; di fronte ai quali egli però si prende anche la responsabilità del successo dell’esito finale. Un vero e proprio progetto di recupero e sviluppo del potenziale realizzato congiuntamente tra staff e paziente, e portato avanti da entrambi.

Credo sia anche questo uno dei segreti della nostra formula: un “dialogo” aperto, costante e continuo, con le persone che vengono da noi.

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