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“Non volevo farlo per il bene del club, ma tutti spingevano e non ne potevo più di Dejan Bodiroga. Ora dipende dai giocatori: sono loro che fanno grandi i tecnici”. Parola di Nando Gentile, attuale Coach della Virtus Pallacanestro da qui fino alla fine della stagione, poi si vedrà.

Negli scorsi articoli abbiamo messo a fuoco tre fondamentali variabili psicologiche per lo sport professionistico di alto livello: 1) la resilienza o forza d’animo di rispondere agli eventi; 2) la continuità o capacità di mantenere nel tempo elevati livelli di performance; 3) la coesione di un team.

Ognuna di queste dimensioni può essere individuata in una persona attraverso test psicologici e colloqui specialistici e in seconda battuta potenziata, sviluppata appieno o addirittura può essere creata nel vero senso della parola, sottoponendo l’atleta o il coach a delle sessioni specialistiche che stimolano specifiche risposte interne dell’individuo o del team. Che preparino insomma a fronteggiare lo scenario stressante a cui uno sportivo andrà incontro.

Diventa interessante cogliere gli effetti di un fenomeno di questo tipo attraverso il positivo esempio della Roma Pallacanestro, in particolar modo della dinamica psicologica innescata dall’ingresso del coach Gentile alla guida della squadra in sostituzione del dimissionario Repesa.

Se osserviamo le dichiarazioni degli atleti in seguito alle dimissioni del tecnico slavo e alla salita al timone del coach italiano, è facile estrarre lo “scossone psicologico” ricevuto da tutta la squadra e il clima nuovo e più disteso che si è venuto a creare di riflesso.

In effetti il “clima emotivo” di una squadra è sempre lo specchio, il termometro, del livello di fiducia fra tecnico e atleti e della coesione interna alla squadra stessa; il clima si può “orientare” però in una direzione o nell’altra, lo si può “colorare” secondo le tonalità che si riescono a stimolare e a far emergere, e poi anche a consolidare: è questa la funzione e la competenza tutta esclusiva del leader appunto. Il leader non è solo colui che detiene il comando per ruolo, ma soprattutto colui che riesce in modo naturale a calarsi rapidamente in una situazione e a “innescare” tutta una serie di cambiamenti (sia emozionali che comportamentali) grazie al suo personale carisma e alla capacità di convincere e di farsi seguire lungo una strada da lui stesso tracciata.

Molti tecnici sono oggi supportati da ampie conoscenze scientifiche e da staff molto completi, ma solo pochi coach riescono ad esprimere o a costruire una leadership efficace e vincente. Ecco dunque una funzione indispensabile del coaching da parte di uno specialista, metodica finalizzata a sbloccare e allenare l’attitudine alla leadership di una persona, di un tecnico.

Intelligenza emotiva, elasticità mentale, competenza relazionale, capacità di individuare il potenziale a disposizione. Quattro fattori della leadership da costruire e addestrare anche per i coach più quotati e titolati. Padroneggiare la propria “persona”, il proprio potenziale psico-attitudinale è ormai una capacità indispensabile nello sport di alto livello per far in modo che la mente degli atleti con cui ci si rapporta segua la mente del coach e non vada per conto suo, pur conservando una propria autonomia, fondamentale per ogni forma di iniziativa. Un po’ come noi psicologi psicoterapeuti veniamo addestrati a scoprire le nostre “tendenze nascoste”, le nostre zone d’ombra per evitare che “contaminino” la relazione specialistica, allo stesso modo un coach, un manager, un capo in genere hanno bisogno oggi di una conoscenza completa di se stessi e delle risorse umane che hanno di fronte per essere in grado di gestirle al meglio e soprattutto di farle esprimere completamente, evitando i più volte citati “autogoal”.

l modello dell’allenatore-comandante sta tramontando, come avviene anche nel mondo del lavoro. Sono cambiati gli atleti, sono cambiati i sistemi educativi, sono cambiate le dinamiche familiari e di coppia. È inevitabile che stiano cambiando anche determinate dinamiche relazionali e non possiamo non tenerne conto quando ci troviamo ad assumere una qualsiasi funzione o ruolo di “leader”.