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Resilienza e continuità. Due dimensioni psicologiche fondamentali e indispensabili per qualsiasi prestazione sportiva di rilievo. Aggiungerei per qualsiasi espressione massima del nostro talento.

Senza la capacità di rispondere con forza d’animo agli eventi stressanti (la resilienza appunto) e senza la capacità di ripetere nel tempo un exploit (la continuità), non è possibile elevarsi rispetto agli standard che connotano lo sport dei nostri giorni.

Ma a queste due variabili ne va aggiunta una terza, valida soprattutto per gli sport di squadra: la capacità di lavorare in team, la propensione a “fare gruppo” e costruire la nota “coesione”.

Andiamo allora alle finali scudetto del Campionato italiano di tennis a squadre, che ha visto di recente la vittoria della Capri Accademy sul C.C.Aniene di Roma, unico circolo ad approdare ad una finale scudetto. Avendo avuto il privilegio di vivere da vicino le vicende del “club” capitolino ritengo utile un’attenta analisi per mostrare che ogni risultato è davvero possibile nello sport, a prescindere dai valori tecnici in campo, quando e se ci sono motivazioni forti alla base e coesione di squadra. Il tennis è uno sport individuale ed è dunque molto complesso il processo che porta alla costituzione di un senso “reale” del team, soprattutto se consideriamo l’imminente inizio della nuova stagione tennistica, trampolino di lancio importante per molti atleti professionisti. Ecco allora che l’abilità e la capacità di un allenatore in queste situazioni poggia prevalentemente sulla competenza alla leadership, misurabile appunto dall’abilità di costruire sin dall’inizio della stagione una squadra ben assemblata (team building) e che nel tempo sia in grado di unirsi e compattarsi, di sviluppare coesione. Stiamo parlando, in senso più specialistico, della metodologia del coaching: un’affiancamento e una preparazione psicologica del tecnico stesso, dell’allenatore, a leggere e fronteggiare le complesse e delicate dinamiche psicologiche relative sia all’interazione fra gli atleti della squadra che all’interazione di quest’ultima con il tecnico stesso; una metodologia che permette di scoprire e sviluppare quelle qualità psicologiche dell’allenatore funzionali alla gestione del team e del singolo atleta. Se correttamente utilizzato ed applicato, avendo ovviamente a disposizione il potenziale umano giusto, il coaching può rivelarsi un importante strumento di supporto per raggiungere il picco massimo della performance agonistica di una squadra, proprio come nel caso del lavoro svolto insieme al C.C.Aniene. Coadiuvato da un attento lavoro di valutazione delle risorse umane e psicologiche degli atleti a disposizione (mediante colloqui e test psicologici), è possibile avere una vera e propria “mappatura” dello stato psico-fisico degli atleti e delle dinamiche psicologiche potenzialmente disfunzionali da “spegnere” sul nascere. Prima che condizionino in negativo le prestazioni attese o desiderate.

Ma qual è il meccanismo inconscio su cui fa perno il metodo del coaching ? Nel gergo si chiama “profezia”: la messa in atto inconsapevole e involontaria, da parte di atleti e tecnico, di comportamenti che portano a “far accadere e verificare” l’ipotesi psicologica sottostante e spesso negativa. Nella pratica consiste nel rischio che si verifichi l’effetto “autogol” ben chiaro nei nostri ricordi di qualche recente finale di Champions League o di Eurolega. In sintesi, così come è fondamentale preparare psicologicamente alla gara un atleta di alto livello, così è ormai fondamentale a mio avviso preparare l’allenatore alla gestione del suo stress di gara e delle complesse dinamiche di una squadra con le quali deve comunque interagire. Come spesso ribadisco l’espressione di talenti come quello di Federica Pellegrini e Alessia Filippi, Josefa Idem, una  squadra di tennis o di pallavolo, sono ormai sempre più il frutto anche di una preparazione specifica alla tenuta psicologica. Questo perché oggi il talento non basta più e, fra le altre cose, è indispensabile preparare la mente del campione a creare, costruire e conservare le condizioni indispensabili per fare quello che tutti desiderano nello sport: la differenza, l’impresa impossibile.